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P2p, chi ci guadagna?

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Mentre in tutto il mondo si cerca una strada per arginare il fenomeno del download illegale, tre ricercatori americani di Harvard e Stanford hanno pubblicato uno studio sull'impatto del file sharing nel mercato della musica digitale. Risultato? Un vero guaio per le band famose, ma i piccoli dal p2p potrebbero trarre addirittura trarne qualche vantaggio in termini di visibilità.

Forse non c'era bisogno di Harvard. Se in paesi come la Spagna 97 brani su 100 vengono scaricati gratis illegalmente, impossibile negare l'esistenza di un problema per chi cerca di campare di musica all'interno di regole condivise dal mercato. Per questo artisti, produttori piccoli e grandi e major sono tutti d'accordo che si debbano adottare misure più efficaci, magari sul modello francese, sebbene ciò possa risultare molto impopolare agli occhi della gente.

Eppure malgrado i numeri non lascerebbero scampo ad altre ipotesi, un recente documento di tre accademici americani, conferma più o meno quanto detto da altri recenti studi sull'argomento: alla fine la diffusione incontrollata di mp3 può risultare un bene per qualcuno. Provider e fornitori di accesso a internet a parte, sono le piccole band che avrebbero dal file sharing benefici in termini di pubblicità gratuita e quindi di rientro economico, ad esempio dall'aumento del pubblico pagante ai concerti.

"Il File-sharing può aumentare la conoscenza delle band più piccole, degli artisti più nascosti e della loro musica, rendendola disponibile da più fonti e ad un costo molto più basso, o gratuitamente, nel caso di file-sharing illegale. Ciò probabilmente si traduce in maggior interesse e stimola la domanda per le loro apparizioni in concerti dal vivo." In realtà la ricetta di fare lunghi tour è diventata la via più seguita anche dalle band famose per contrastare il calo di album venduti.

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