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Mp3, il pirata spende
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Insomma, i milioni di musicofili sparsi nel mondo che (almeno in un primo tempo) hanno accolto il peer to peer come manna dal cielo, non sarebbero solo scrocconi indefessi, ma secondo la società di ricerche The Leading Question, esperta nel settore della musica digitale, ora spenderebbero negli store ufficiali cinque volte tanto rispetto ai clienti che ignorano l'esistenza del file sharing: circa 8 euro, contro un euro e 84 centesimi al mese.
Un dato che assegnerebbe al peer to peer quantomeno il merito di avere creato il pubblico dei downloaders, rendendo successivamente possibile la creazione del business della musica online per l'acquisto di album o brani singoli a prezzi ragionevoli.
Probabilmente ciò non basterà ad addolcire l'opinione delle case discografiche nei confronti di un fenomeno da sempre accusato di essere la causa principale della crisi delle vendite dei cd musicali registrata negli ultimi anni.
A tal proposito, ricordiamo che le associazioni dei discografici hanno recentemente chiesto ed ottenuto da molti paesi (leggi articolo) di perseguire legalmente gli utilizzatori di tali sistemi. Pure di pochi giorni fa la notizia del blocco, da parte delle autorità, del sito e del server di Winmx, uno dei più importanti network di scambio di files su internet.
Peer to peer addio?
Ora la musica si paga
Musica online: è boom
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