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L'mp3 pirata va in hit

E' un periodo di cattive notizie per chi scarica musica illegalmente: prima la sentenza su Pirate Bay, poi l'approvazione della legge taglia peer to peer francese. Ma proprio mentre industria del disco, produttori e artisti sono ancora intenti a festeggiare, sembra arrivato quasi a smorzare gli entusiasmi uno studio inglese secondo cui i principali beneficiari del file sharing sarebbero proprio gli artisti più piratati...

Sti inglesi sembrano farlo apposta... sono passati solo pochi giorni da quando la Francia, dopo infinite polemiche, ha approvato la legge che prevede il taglio della connessione in caso di recidiva a chi viene beccato a scaricare file protetti e loro tirano fuori il loro studio: non è vero che il file sharing danneggia il mercato della musica. Gli artisti, più vengono scaricati illegalmente e più aumentano la popolarità, a tutto beneficio delle vendite.

La singolare tesi emerge da una ricerca condotta dalla Prs for Music (Performing Rights Society), ossia la società che detiene le licenze per musicisti e etichette inglesi e dall'istituto di ricerca Big Champagne che da molti anni conduce analisi sullo scambio di musica sui circuiti illegali. Non ci sarebbero dubbi sull'"effetto traino" del p2p: tutti i dati analizzati nell'arco di dieci anni confermerebbero che ogni hit dei circuiti pirata è sempre salita ai primi posti anche in quello legale.

Ad esempio, la canzone «The Fame» di Lady GaGa in una sola settimana di aprile è stata scaricata 338 mila volte illegalmente prima di finire anche in cima alla classifica. Inoltre i brani scambiati, nell'80% delle volte riguarderebbe solo il 5% delle tracce presenti sul mercato, ovvero quelle che vendono di più, con buona pace di chi riteneva internet capace di allargare gli orizzonti musicali del pubblico.

Ma sarà vero che il tanto odiato file sharing sostituisce i canali promozionali tradizionali come la radio, la televisione e i video? Ci pensa Enzo Mazza, presidente della Fimi (Federazione Industria Musicale Italiana) intervistato dal Corriere a cercare di fugare i dubbi: "Il peer-to-peer è solo un amplificatore di notorietà... se fosse vero che il file-sharing promuove le vendite di hit, il mercato sarebbe florido e i dischi più venduti invece di fare 500 mila copie come adesso, continuerebbero a farne un milione come qualche anno fa".

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