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Emi taglia, Sony...

Le vendite di musica calano inesorabilmente e il digitale non basta a compensare il declino dei cd. Le case discografiche cercano rimedi, ma non è facile trovare una soluzione. C'è chi, come Emi, taglia un terzo dei dipendenti. Sony invece, ultima major che mancava all’appello, finalmente si apre al digitale e presto distribuirà i brani dei suoi artisti su Amazon in formato mp3 senza tecnologia anticopia.

Certo, la notizia più seria riguarda Emi. La quarta major discografica al mondo, acquistata l'anno scorso per 3,2 miliardi di sterline (circa 4,8 miliardi di euro) dal gruppo Terra Firma Capital Partners, secondo il Wall Street Journal sarebbe costretta ad un piano di ristruttrazione che prevede il taglio di circa 2000 dipendenti su un totale di 5500. In questo modo ridurrebbe le spese di gestione di circa 200 milioni di dollari all’anno.

Nell'operazione di risanamento sono inclusi anche tagli al marketing e agli investimenti per promuovere nuovi dischi, che scenderanno dall'attuale 20% al 12% del fatturato. Inoltre verranno abbassati i compensi agli artisti e verranno annullati i contratti a quelli considerati «poco produttivi». Insomma, anche le "povere" star ultramilionarie saranno costrette a fare gli straordinari. Ci mancherebbe si lamentassero pure... manco fossero operai dalle tute blu in fabbrica...

Invece eccoli prontamente sul piede di guerra: Robbie Williams (contratto da 100 milioni di euro firmato nel 2002) ce l'ha con i manager definiti "padroni della piantagione"; i Coldplay minacciano (nientemeno) di bloccare l'uscita del prossimo disco; i Radiohead cercano vie alternative per distribuire la loro musica. Se il problema riguardasse solo loro, c'è chi li vedrebbe volentieri in un campo a raccogliere patate. Invece c'è da scommettere che a pagare il vero prezzo della crisi sarà tutta la filiera dei piccoli collaboratori, musicisti, tecnici audio ecc..

Forse perchè, dopo avere parlato a lungo solo di come combattere il peer to peer, ora le major devono fare davvero i conti con la realtà e con i dati provenienti dalle società di analisi. E se Nielsen rileva una diminuizione per il 2007 del 15% delle vendite complessive nel mercato statunitense (il più importante al mondo), Yankee Group insiste sulla sfida ancora tutta da giocare nella musica online. Comparto che in quattro anni in Usa dovrebbe arrivare all’80% del mercato totale, passando dai 1,98 miliardi di dollari del 2007, ai 5,43 miliardi nel 2012.

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