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Emi apre iTunes, ma...

Sembra proprio non esserci pace per iTunes. Mentre da un lato Emi ha firmato con Apple un accordo per rendere disponibile su iTunes tutto il suo catalogo di artisti per qualsiasi lettore mp3 anche diverso dall'iPod, quasi ad incontrare le richieste dell'Europa e delle associazioni di consumatori di mezzo mondo, dall'altro la commissione di Bruxelles ha aperto una procedura di violazione delle norme per il libero mercato all’interno del continente. Per quale motivo?

L'Europa questa volta non se l'è presa con l'esclusività del sistema iTunes-iPod, problema quasi sorpassato dall'avvenuto accordo con Emi a cui verosimilmente seguiranno quelli con le altre major, ma dal fatto che ciascun sito iTunes nazionale non offre i brani online dei siti iTunes degli altri paesi, che hanno cataloghi e prezzi diversi. In pratica dall'Inghilterra non è possibile comprare un brano sul sito iTunes italiano e viceversa.

Per acquistare un brano da un punto vendita iTunes nazionale bisogna avere una carta di credito di quel paese. Ciò è in contrasto con le norme europee della concorrenza poichè viola il principio della libera circolazione di beni e servizi, uno degli assunti fondamentali della Comunità. Una grana non da poco per Apple e per le case discografiche che sembrano essersi convinte della necessità di aprirsi definitivamente ad internet.

L'accordo con Emi infatti prevede che i brani scaricati, sebbene ad un costo di 1,60 euro contro i tradizionali 0,99 euro, non avranno più limiti di utilizzo. Saranno eliminati i Drm, digital rights management, che impedivano l'uso dei brani oltre un certo numero di passaggi da Mac, Pc o lettori mp3. Ed in più la codifica dei brani Emi scaricati sarà a AAC a 256 kbps al posto degli attuali 128 kbps. Insomma un netto miglioramento anche della qualità di ascolto.

Tutte chicche che però non sembrano interessare l’Antitrust di Bruxelles che nei suoi annali ha già inflitto maximulte per motivi simili, prima tra tutte i 750 milioni di euro di multa a Microsoft per abuso di posizione dominante. Apple si è difesa sostenendo che il vero problema è gestire rapporti con case discografiche ed editori che trattano i diritti in modo differente in ogni nazione. Vedremo come andrà a finire e alla fine che vantaggio ne trarranno gli utenti.

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