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Le origini del videoclip

Da quando sono arrivati è stata tutta un'altra musica... qualcuno ha detto addirittura che con loro il sogno della musica è svanito e l'immaginazione è diventata colonna sonora di uno spot. Di cosa stiamo parlando? Dei videoclip musicali. Comunque la si pensi, il libro 'Gli antenati del videoclip' pubblicato da Coniglio editore, ne ripercorre la storia in un affascinante viaggio nella musica italiana degli anni '50 e '60.

Unire la musica all'immagine oggi può sembrare una cosa ovvia, anzi dovuta. Basti pensare che produttori e case discografiche per l'uscita di qualsiasi nuovo disco o artista investono quasi più nel video che nella musica. Alla fine non cambia un granché, nessuno vende più un cd... ma vuoi mettere la soddisfazione di girare un bel videoclip con un regista famoso? (magari lo stesso di quella bella pubblicità...).

Andiamo con ordine. Tutto nasce nel 1958, Siamo in pieno boom economico. La musica leggera vola con Mina, Celentano, Modugno e la sua Volare. Il Musichiere è la trasmissione più vista in televisione e ogni bar ospita un juke-box. Proprio da qui parte l'idea dell'inventore Pietro Granelli: "ho brevettato un apparecchio che funziona come un juke box, ma che esibisce anche la visione dell'orchestra e del cantante".

Granelli è fortunato, trova la sponda giusta nel dottor Nistri della Omi (Ottico Meccanica Italiana), azienda con un migliaio di dipendenti che produce strumenti di precisione e che ha già due società satellite collegate al mondo della cinematografia. Dopo sette mesi esce di fabbrica il primo Cinebox. Presentato al circolo della stampa di Roma come ultima meraviglia della tecnica, l'apparecchio sembra in grado di aprire una nuova fase nell'intrattenimento italiano e mondiale ed è tra le principali attrazioni della Fiera di Milano.

Tutti a vedere le gesta di un primo nugolo di artisti tra cui Nilla Pizzi, Renato Carosone, Renato Rascel, Claudio Villa, Peppino di Capri. Ma tra tanto entusiasmo emergono anche i primi problemi. Innanzitutto i discografici temono che il Cinebox, fin troppo esaustivo, possa attenuare l'interesse del pubblico per l'acquisto dei dischi. Poi il problema del costo dei filmati (tra le 600 mila lire e il milione), a cui sono si sommano gli oneri per la SIAE. Infine gli ostacoli posti ogni volta dalla Commissione Censura. Risultato: i primi Cinebox compaiono nei bar due anni dopo con i video di alcune canzoni vecchie.

E' necessario espandersi all'estero... ma qui entrano in ballo i francesi e ci soffiano l'idea. Prima si fanno il loro bel Cinebox (lo Scopitone), dopodiché affiancano a cantanti come Aznavour, Brel, Sylvie Vartan, Gilbert Bécaud, registi del calibro di Claude Lelouch o Robert Altman che danno ai film anche un tocco sexy. In questo modo conquistano anche il mercato americano non senza invischiarsi in accordi torbidi con la mala italo-americana. Dopo varie vicende, il povero Cinebox finisce nei bar a riprodurre spot pubblicitari, poi nei peep show danesi...

Oggi la "bomba cinemusicale del secolo" è merce da collezione e può valere fino ai diecimila euro, ma non solo: i video realizzati per il Cinebox sono l'unica testimonianza degli esordi di giovanissimi artisti che hanno fatto la storia della canzone italiana e da cui successivamente prenderanno spunto i "musicarelli" e i promo musicali di Mina, Modugno, Little Tony e Claudio Baglioni, Gaber, Jannacci, Gino Paoli.

Il libro "Gli antenati del videoclip" curato dal giornalista Rai Michele Bovi è anche catalogo della mostra "Canzoni con vista - gli antenati del videoclip" (al Belvedere San Leucio di Caserta dall'1-30 Settembre e poi a Las Vegas, Atlantic City e New York) con documenti inediti, foto, apparecchi Cinebox e Scopitone originali, capaci di restituire un pezzo di storia italiana. A proposito, la definizione "videoclip" è nata con Mtv nel 1981.

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