Proprio così, dopo i dischi in vinile, che oramai sono quasi un fenomeno di costume più che di ambito musicale, con incrementi di vendite dell'ordine del 35% all'anno che hanno messo in crisi la capacità produttiva del settore (leggi), ora in America, contro tutte le previsioni del caso, sembra stia per arrivare una nuova era anche per le musicassette. Perchè? Contrariamente al vinile, costano poco e qualsiasi band ha i mezzi per produrle, che di questi tempi non è male.
In realtà ci sono generi di nicchia, come il noise, la industrial music, ma anche il punk, il garage, che le musicassette non le hanno mai abbandonate. Le band possono produrle anche in casa a costi irrisori, mentre il pubblico con 5 o 6 dollari può acquistare un album completo e magari riscopire il gusto di pigiare (mettendoci un pò di forza) i tasti play, rewind, forward, stop, pause...
Un effetto nostalgia contagioso rispetto al quale gli esperti di marketing delle case discografiche non sono immuni, tanto che il fascino delle musicassette, oltre a colpire band indipendenti e artisti squattrinati, ha recentemente spinto gruppi come i Pearl Jam a ripubblicare un demo tape dell'album “Ten”, mentre i Goldfrapp, oltre alle versioni su cd, vinile e download digitale, hanno reso disponibile il loro ultimo album “Head first” anche su nastro analogico.
Insomma, dopo avere caricato tutta la vostra raccolta di dischi e cd in un lettore mp3 grande come una scatola di fiammiferi, ora vi toccherà tornare in cantina a riprendere il vostro vecchio HI-Fi e rispolverare le mitiche Basf e Tdk ferro-cromo? Chissà. Non è escluso che in termini di qualità del suono potreste anche guadagnarci. Certo i fruscii vi restituiranno un pò di bei ricordi... e magari anche di bella musica.
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